Il cancro della Presunzione.

Fidati6

Sono passati nove mesi dalla tragedia che colpì Jerago con Orago, il piccolo paese nel varesotto, dove un esperimento scientifico diede il via ad un’ecatombe di dimensioni bibliche. Cinquemila persone perirono a causa del farmaco Epimedinenin, che prometteva di diffondere il seme della Verità estirpando il cancro della menzogna. Un fallimento.
La casa farmaceutica Karkinos venne indagata per omicidio colposo e il famosissimo luminare M. Zeppola, inventore del farmaco, arrestato nelle 24 ore successive.
Una tragedia per il mondo medico.
Il mese scorso il luminare (Zeppola, ndr) è riuscito ad ottenere gli arresti domiciliari ed ha deciso di portare a termine lo sviluppo di un nuovo farmaco: ESTHLOSIN.

“Una versione dell’Epimedinenin a cui sono state apportate migliorie radicali, la soluzione per curare il grave cancro che affligge la società d’oggi, la Presunzione. L’Esthlosin porterà ad un mondo migliore, fatto di ottimismo.

Il 17 Luglio del 2010 la rivista Fidati pubblica un’intervista in esclusiva risalente ai giorni successivi allo scarceramento di Zeppola. Intanto incalza il boom di suicidi dovuti alla presa di coscienza nelle nuove generazioni a causa del farmaco.

Le ScimmieUrlatrici sono onorate di proporvi un estratto dell’intervista.

Dr. Zeppola, oggi lei torna ad essere un uomo libero. Cosa si sente di dire riguardo la sua permanenza dietro le sbarre?

E’ stata un’esperienza che ha fortificato le mie convinzioni e stimolato il mio genio inventivo.

Cosa vuole dire ai familiari delle vittime di Jerago con Orago?

Voglio solamente dire che in realtà non mi son mai sentito colpevole. Ho ucciso più di cinquemila uomini con il mio farmaco, ma in realtà ho solo dimostrato la vera essenza della natura umana, ossia la tendenza a mentire per facilitarsi in quella lotta quotidiana che è la vita.

Nessun pentimento?

Nessuno.

Quale è stato il motivo per cui lo stato italiano ha deciso di concederle gli arresti domiciliari nonostante l’ecatombe che lei ha provocato?

E’ tutto molto semplice. Nei vari processi in cui mi sono presentato ho sempre sostenuto la mia innocenza, imputando la colpa non al mio farmaco quanto alla natura perversa e imperfetta della specie umana. Ho lottato per avere una possibilità per redimermi e per dimostrare al mondo che le mie conoscenze in campo medico possono ancora essere fondamentali per la contribuizione al miglioramento dei rapporti sociali tra gli uomini.

Come si poteva evitare questa catastrofe?

Un eccipiente. Durante questi mesi mi sono convinto del fatto che modificando un eccipiente dell’Epimedinenin si poteva seriamente arrivare ad un risultato che non portasse ad una guerra omnia contra omnes, ma che al contrario aiutasse gli uomini ad ottenere una sana e pacifica accettazione dei propri mezzi e delle proprie capacità.

Intende dire che durante la sua permanenza in carcere non ha smesso di lavorare?

Durante i momenti dedicati alle visite dei familiari ho avuto modo di entrare in contatto con alcuni membri del mio staff medico che per merito del pool di avvocati della Karkinos SA non sono finiti dietro una cella, anche se lo avrebbero meritato quanto me (M. Taylor e L. R. Heginbotham, ndr).

Cosa vi siete detti durante queste conversazioni?

In questi comizi vis à vis e cornetta telefonica in mano abbiamo avuto modo di riflettere sui grandi difetti insiti nel cervello umano. Ci siamo resi conto che per realizzare un progetto di tali dimensioni, come era quello dell’Epimedinenin, bisognava compiere piccoli passi. Lavorare sul singolo. Portare l’uomo ad ammettere prima di tutto la verità su se stesso. Portarlo a non aver paura di analizzare la propria mente e giungere alla conoscenza delle proprie capacità. Un cammino breve e indolore verso l’autocoscienza.

L’Epimedinenin ambiva ad inibire l’istinto di mentire ed è stato un fallimento. Vi siete resi conto che estirpare il cancro della menzogna era un’impresa irrealizzabile. Su quale altro male avete incentrato le vostre ricerche mediche?

Esiste un altro male che in questa società si autoriproduce e autoalimenta ininterrottamente. E’ il cancro della presunzione. Persone che passano la vita a mentirsi, convincendosi di possedere doti innate. La maggior parte delle volte si confrontano con altrettanti malati afflitti dallo stesso male, sfociando in conversazioni dove ognuno ascolta, stima ed elogia se stesso. Il sopravvalutarsi porta ad azioni che danneggiano fortemente gli equilibri sociali. Pensi ad un mondo dove tutti sono convinti che la propria opinione possa apportare un contributo positivo o dove tutto ciò che si fa debba essere considerato valido. La presunzione umana è riuscita a svalutare il mondo politico, accademico e artistico rendendoli accessibili a tutti e come logica conseguenza distruggendoli.

E’ in progetto quindi lo sviluppo di un nuovo farmaco?

Esattamente. Grazie a dei prestigiosissimi prestanome siamo riusciti ad ottenere un contratto con la Suicide Inc. di Baltimora che ha finanziato l’intero sviluppo dell’Esthlosin. Tra pochi giorni inizierà la distribuzione per ora solo nella provincia di Milano, in modo da constatare l’effetto che avrà sulla popolazione italiana.

Che influenza avrà sulle nuove generazioni?

Spero tragico. I giovani d’oggi sono gravemente affetti dal cancro della presunzione. La colpa non è direttamente loro, ma del sistema che si è sviluppato nel corso dei secoli a causa di questo male. Pensi al mondo universitario. Il famoso diritto allo studio ha fatto sì che persone con l’ignoranza nel DNA potessero pensare di diventare filologi, scrittori, medici, avvocati, inserendoli in un calderone che in realtà è solo un buco spaziotemporale in cui si ritarda il momento in cui si renderanno conto che le ambizioni che han deciso di inseguire sono soltanto sogni irrealizzabili. Inseriti in corsi di studio dove si trovano a frequentare altrettante persone che avvolte dalla loro mediocrità tendono ad incitare il prossimo ad inseguire i propri sogni solamente per aspettare che gli altri facciano lo stesso con loro. Stronzi che chiudendosi in un cerchio autoreferenziale creano un mondo dove ci si valuta secondo criteri imposti dallo stesso ambiente e che non hanno nessun valore oggettivo.

Però i giovani d’oggi sono curiosi, viaggiano, conoscono culture e si confrontano. Non crede?

Stronzate. I giovani che viaggiano in questi anni sono solo persone che cercano di vivere grandi esperienze, che la maggior parte delle volte non gli dovrebbero competere a causa delle loro ridotte capacità intellettive. Pensi ai progetti di scambio studentesco internazionali. Studenti che si ritrovano a passare sei mesi in un Paese straniero a spese dell’Unione Europea, convincendosi di essere i nuovi Cristoforo Colombo, per poi tornare nel proprio paesino da cui non si erano mai mossi e da cui la maggior parte delle volte non si muoveranno più, condannandosi volontariamente a raccontare quei sei mesi per il resto della loro vita. Sono la nuova generazione dei reduci di guerra, che passavano la loro vita a raccontare dei corpi degli amici raccolti sul campo di battaglia. Ora si raccontano le birre e le canne fumate in compagnia in una città all’estero dove alla fine succede la stessa merda che succede nella tua città ma hai la fortuna di viverla da esterno. Questo alimenta l’autostima che sfocia in presunzione. Nasce un momento in cui si sentono comunicatori. Guru. E per farlo si immergono nuovamente nella merda in cui nuotavano prima con la differenza che hanno una storia in più da raccontare. Persone da stupire. Bocche da spalancare.

E lei pensa che un farmaco possa evitare tutto questo?

Eviterà la presunzione. Il mondo dei giovani universitari era un esempio. Pensi al nuovo boom dei social network o dei blog. La possibilità di esprimere la propria opinione e condividerla con migliaia di utenti ha fatto sì che ci si sentisse in diritto di rendere pubblico il proprio pensiero con la presunzione di suscitare interesse. Persone che in un blog credono di deliziare i lettori scrivendo un pensiero partorito durante la cagata mattutina, ubriachi che si sentono Bukowsky perché hanno una tastiera e una lattina di birra in mano. Il tutto alimentato da altrettanti stronzi che godono nel vedere che il mondo si adegua alla loro piccolezza mentale. L’Esthlosin porterà ad un mondo migliore, fatto di ottimismo. Un mondo dove gli scrittori saranno veramente scrittori, gli artisti saranno numericamente meno degli appassionati d’arte e gli appassionati d’arte non si baseranno su ciò che è scritto su wikipedia. Un mondo dove avere un pensiero non significherà doverlo esprimere per forza. Un mondo dove l’ambizione non può essere un’idea. Un mondo dove fare un progetto non significa avere le doti per realizzarlo. Un mondo dove non sarà più un problema fare i lavori che l’opinione comune attuale ritiene poco nobili, dove studiare sarà una scelta di vita e non un obbligo, dove non esisterà più il proverbio delle braccia rubate all’agricoltura.

Dove verrà distribuito il nuovo farmaco?

L’Esthlosin verrà distribuito nella provincia di Milano a partire dal Martedì 10 Luglio. A seguire nei quindici giorni successivi la distribuzione verrà estesa alle provincie di Cagliari, Catania, Bologna e Venezia. Per la fine dell’anno verrà coperta tutta la penisola.

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Sto diventando Gentemmerda

Vago ubriaco la mattina
cercando
una donna con cui litigare.

Lontano

Amico mio, di fronte allo specchio
Conosci qualche storia?
Una nuova storia da raccontare,
un nuovo capitolo del racconto.

Per guardare sempre con l’occhio dell’innamorato,
che vede solo il bello,
che crede alle tue storie,
che guarda lontano.

Salvami dall’oggi
uccidi i secondi,
spacca gli orologi,
fammi dimenticare gli ipocriti.

A chilometri di distanza dal presente,
dall’altra parte dello specchio,
forse incontrerò un estraneo,
che racconterà una storia,
che mi porterà lontano.

Elucubrazioni Notturne ~ Intervallo

Rubo uno spazio perchè rubare è quello che so fare meglio. Rubare e mentire.
Il caldo ti si appiccica addosso,non dormi.
le sigarette son quasi finite.
La mattina milanese ti si sta per scagliare addosso, la segretaria 50enne in menopausa che ti ricorda impietosa gli impegni.
Gli impegni.
Gli impegni.
Gli impegni.
Gli impegni.
I report , e i cazzo di francesi, e la nuova sede e le lamentele continue.
Gli impegni.
Due ore di notte sprecata prima della veglia,
qualche ricordo del passato
qualche promessa per il futuro
e i cazzo di impegni.
I soldi, le bollette sempre in ritardo, la casa sporca.
I fottuti impegni scandiscono le ore, i giorni, i minuti.
penzoli da lancetta a lancetta, tarzan senza liane senza peli e senza scimmia.
i tarzan di sto cazzo
i tarzan delle 9:00 di mattina
nell’eterno film dei vanzina che abbiamo deciso di comparsare
il go-live del sito
è urgente
gli impegni.
il caldo soffoca e ci sono gli impegni
l’ultima sigaretta, uccelli radioattivi che cinguettano e pensi
ai bei vecchi tempi
i bei vecchi tempi
cazzate smielate di nostalgia
depressioni/passioni di uno studente in una scuola di limatori e truccatori di motorini, parrucchieri professionisti di assetti ribassati, esteti delle cinture sparco
i bei vecchi tempi sono una scusa per poter maledire il futuro ricordando con tristezza cose che sono per il 90% fantasie e il 5% menzogne
e la sigaretta finisce
e manca un’ora e tre quarti
agli impegni.
Cose insignificanti che diventano importantissime quando le chiami ‘impegni’.
Cazzate frivole che appena hanno sopra l’etichetta urgente diventano la tua ragione di vita per 10 minuti.
Ma allora chiamiamolo in un altro modo, vediamo di usare le parole giuste.
“Sucare il cazzo ai muli”

Tra un’ora e mezza vado a sucare il cazzo ai muli.
Oh. Catarsi per dio.
C’è speranza, in questo mondo del cazzo.

STAPPO L’ENNESIMA LATTINA E ME NE FOTTO

Stappo l’ennesima lattina e me ne fotto.
Non deve essere poi tanto difficile, arrivo da una scuola ben rodata dalla pratica
Me ne sono sempre fottuto.
Quando avrò finito il duro lavoro che è fottermene, inizierò i miei programmi per il futuro.
Una caterva di puttanate inserite in un cronoprogramma stilato a dovere la cui sintesi è chiaramente che me ne fotterò anche domani.
Spesso si ha una certa predisposizione, altre volte è un impeto sentimentale che ti spinge a farlo.
Fottertene!
Spesso lo fai con disinvoltura tale da stupire te stesso altre volte ti ci impegni tanto da stupire gli altri.
Raramente hai una ragione per farlo e mai ne avrai una per non farlo.
In certi momenti lo fai con serenità, altri con convinzione, molti con rassegnazione e tutti con coscienza.
Ma chi se ne fotte?
Si potrebbero fare analisi che dalla sociologia passano per studi antropologici sfiorando le più moderne teorie della psicologia che scrutano a fondo l’animo umano e ne fanno un individuo senza più segreti che non valga la pena di svelare.
Si potrebbe mettere a nudo l’elemento pensante, scomporre in fattori primi le idee che ne forgiano i pensieri e frugare nelle fucine per conoscere gli arnesi utili a dare forgia e tempra.
Cercare spiegazioni, trovare significati, scansare equivoci, prestare a interpretazione, scovare il simbolismo sfruttare le intuizioni e farsi forti delle certezze.
Osservare, ascoltare, prendere nota, meditare, calcolare, risolvere e relazionare.
Si potrebbe fare tutto ciò e tanto di più per darsi ragione del proprio comportamento.
Ma molto, molto probabilmente…
stapperò l’ennesima lattina e me ne fotterò anche di quello.

ALLA CAMERIERA

Finivo appena il terzo, puro malto come sempre.
La città era deserta, il sole alto e il vento mi carezzava il viso baciandomi le labbra di sale, sussurrandomi alle orecchie i dialetti del sud.
Finivo appunto il terzo, quando si avvicinò l’altra cameriera.
“holà!”
Dalle pagine del libro, lo sguardo migrò con distratta calma dalla punta dei suoi piedi in su, per fermarsi sulla scollatura di un seno dalle linee marcate e le ombre espressive che mi rapirono in un inequivocabile silenzio.
Avevo sempre pensato che il sangue particolarmente caldo che scorre nelle vene alle donne del sud facesse si che la loro pelle emanasse con più facilità o rapidità il profumo che senza dubbi la vicinanza del mare rende inconfondibilmente sensuale.
Gli occhi scuri grandi e in grado di parlare da soli, vivevano di vita propria.
Aveva una pelle bronzea e così lucida che mi invitava a perdermi nel pensiero di scivolare senza attrito alcuno tra le curve di quel corpo.
Non ci misi molto a perdermi.
Avvicinare il naso iniziando a carpire l’odore già da lontano per cercare conferma delle mie teorie.
Dal piede, sicuramente abituato a camminare scalzo e mettersi in mostra per chilometri, bagnarsi nell’acqua del mare e schiacciare le uve in autunno per dare al mosto un tocco di sè che profumerà poi il vino.
Salire su per le gambe e scoprire che il profumo ti ha già drogato, la tua lucidità viene meno e le tue teorie diventano il pretesto che erano già, per quegli attimi di perdizione.
Attimi in cui saresti capace di violare una così sacra intimità con dei desideri da pagano.
“Quiere algo mas?”
Arriva come uno schiaffo la domanda della donna.
Come a prendermi con un ditino al mento e allontanare con calma le mie labbra che scendendo dal monte di venere ne violavano ormai il tempio.
Lasciandoti quel senso di insoddisfazione che rende più interessanti i momenti migliori.
Riportandoti alla tua sedia, al tuo libro, al tuo whisky e il suo odore che ti è dato solo di immaginare.
Una domanda, uno schiaffo.
Schiaffo però che scivolando sul viso rallenta la sua corsa, dopo l’impatto si fonde al caldo della guancia e con movimento sempre più lento si trasforma in una carezza che appaga.
Mano che stenta a lasciare i tuo viso e nel farlo, un ultimo dito, tasta come per l’ultima volta le tue labbra.
Mano mossa da un animo comprensivo e dita rapite da un desiderio complice.
Quello è stato il suo sorriso.
Un sorriso, una carezza.

Mattine Metropolitane Milanesi

Direttamente dallo spettacolo delle scimmie a Malaga // dal director’s cut dello spettacolo delle scimmie a malaga a seconda dell’opinione dei miei illustri colleghi. Fortissimamente in ritardo come al solito :
————–
Voglio raccontarvi la storia della giornata tipo di uno dei più pericolosi, vili, invidiosi e cattivi animali che popolano l’Italia.
Può sembrare innocuo magari, nervosetto con la sua camicia, la 24ore e la cravatta ma in realtà è una bestia. Un mostro, un gremlin che aspetta che voi vi giriate per rigarvi la macchina, rubarvi il posto sul tram, gettarvisi addosso per arrivare primo all’entrata della metropolitana.
É un milanese.
Si sveglia nervoso la mattina, fissa la moglie, nervosa, che si versa il caffe’, il primo. Il caffè viene catapultato in gola e poi si trova vestito, borsa in mano e cravatta regimental sotto casa.
Vige qui la regola del rugby :
punta la meta, la M rossa della metropolitana milanese
tieni lo sguardo basso
vai dritto senza paura nella mischia.
Sfondamento.
Un missile nerastro in mezzo a bombardamenti impiegatizi e deflagrazioni in tailleur punta ai forni sotterranei dove scorrono i biscioni della metropolitana, costruita nel 1964 con la prima linea, la rossa.
Un punto va’ chiarito sulla rossa, un punto che per la giornata tipica del nostro tipico milanese sara’ fatale.

Binari elettrificati.

I tornelli sono chiusi , qualcuno si e’ suicidato.
Rivolte in giacca e cravatta inscenate davanti a controllori disinteressati. Il milanese e’ al massimo dell’irritazione.
Lui ha pagato per l’abbonamento e non puo’ prendere la metropolitana.
E questo ci tiene a specificarlo una ventina di volte al dipendente dietro i tornelli. Lui ha pagato.
Per un milanese pagare e pretendere è come causa e effetto, quando questa legge smette di funzionare è come se noi la mattina ci svegliassimo con i gatti sdraiati sul soffitto ed il cesso che fluttua in aria.
A questo punto, mentre stanno cercando di scopar via le spoglie del malcapitato dai binari il milanese con orrore realizza che il gatto è sdraiato sul soffitto.
È anarchia.
Le comuni regole del vivere civile non funzionano più, deve essere assolutamente in ufficio alle 9:00, sono le 8:00 e il mondo ha finito di funzionare per un cretino che poteva tranquillamente infilare la testa nel forno invece di disturbare la gente che lavora.
Esce scioccato dalla metropolitana : suda , lacrima. Chiama un taxi.
Migliaia di telefoni all’unisono si levano in tutta milano facendo la stessa identica cosa.
Occupato.
Nessuno risponde.
La fermata dei taxi più vicina è deserta.
Cammina a testa bassa nervoso verso il luogo di lavoro, non sa cosa inventarsi.
Passi veloci e serrati, scostando chiunque gli si pari davanti. Riuscirà a trovare qualcosa : Un taxi, un tram, un autobus che lo porti a destinazione.
Cammina per Via Carducci ignorando la chiesa di San’t Ambrogio, la più antica chiesa di milano, costruita nel 700dc in cui sicuramente nessuno aveva grossi problemi di trasporto metropolitano e i mezzi funzionavano. Ma non son più i tempi di una volta.
Anche l’autobus 94 è pieno, nel 700dc gli autobus erano tutti liberi, ma adesso è pieno di emigrati e teroni e non si trova un posto.
Schiaccia il piede ad un bambino per la strada mentre controlla nervosamente il cellulare. 8:30 ed è ancora in Via Carducci.
Non è neanche arrivato a Cadorna e non c’è nessun mezzo che possa portarlo a lavoro. Non può neanche tornare indietro a prender la macchina ormai, ritarderebbe a lavoro. Si maledice.
Ecco spuntare l’ago e il filo giallo/rosso/verde di piazza cadorna, a simboleggiare la modernità e la velocità delle tre linee metropolitane CHE NON FUNZIONANO PERCHE’ QUELLA TESTA DI CAZZO NON HA VOLUTO VOLARE VIA DALLA FINESTRA.
8:55, eccolo arrivato al Castello Sforzesco,dove dietro si estende il grande Parco Sempione. Occupato da Sforza, Visconti, Spagoli, Napoleone e tutta gente che non ha mai avuto problemi ad arrivare a lavoro in tempo.
Il dolore ai piedi è intollerabile , il Milanese imbocca via Dante , 9:10, è la fine. È finito tutto. Dà una gomitata ad una vecchietta in mezzo alla via e cerca di proseguire per il resto di via Dante con la vecchia che lo prende a borsettate e gli dà incessantemente del cafone.
Mai , mai , mai far l’errore di scontrarsi contro una vecchia a Milano.
Naziskin? Si.
Picchiatori? Si.
Ubriachi? Pensiamoci.
Balordi? Se è proprio il vostro genere
Vecchiette? No.
Le vecchiette milanesi son capaci di rendere la vostra vita un’inferno e farvi sentire in colpa per questo.

Livido, smunto e disperato alle 9:30 il Milanese è in piazza Duomo, davanti al famoso Duomo di Milano, il monumento che viene ristrutturato continuamente dalla veneranda fabbrica del duomo che è una delle ultime cose nella vita che può destare l’interesse di un’uomo in ritardo.
Scivola tra i turisti, impatta suore, prende a testate venditori di rose, foto e cibo per i piccioni e sgattaiola verso le 9:40 in una delle piccole traverse di Corso Vittorio Emanuele, dove con l’occhio bieco e pieno di ritardo e risentimento per gli anziani incrocia la famosa e dorata Galleria Vittorio Emanuele, forse uno dei primi esempi di centri commerciali al mondo per turisti e teroni in vacanza che non devono andare a lavoro.
Finalmente raggiunge , alle 9:50, la sua banca. Sfatto, un reduce appena uscito da una brutta giornata a saigon.
Timbra il cartellino, occhi iniettati di sangue, la vista si appanna.
Figure indistinte davanti ai suoi occhi. Ombre.
Barcolla silenzioso e pesto, solleva una moneta con la mano tremolante, la infila nella fessura. Facce serie lo fissano mentre preme il bottone che fa scivolare un filo liquido e nero dentro il bicchiere di plastica.
Caffè finalmente,
ora mezz’ora di pausa non gliela leva nessuno.

Consapevole del problema.

Scopri di avere un problema quando, buttando la lattina dell’ultima birra finita, conti i corpi vuoti delle sue sorelle.
Poi, lo sai, col sorriso sicuro apri il frigo per afferrare l’ultima, la sola rimasta.
E consapevole del problema la versi nel bicchiere ancora sporco dell’altra e brindi.
Brindi alla tua.

Orsi: ciclicamente ciclici.

Ebbene vi sono dei momenti che nella vita si ripetono ciclicamente. Le donne cagano tuorli d’uovo dalla vagina una volta al mese più o meno. Ci si dedica alla cagata mattutina dopo un bel clistere di caffè una volta al giorno. Trombi mediamente una volta ogni sei mesi.  Leggi un libro una volta al mese giusto per aggiornare la risposta alla classica domanda su quale ultimo libro tu abbia letto. Le visite quotidiane a youporn.com.

Ebbene, le ScimmieUrlatrici non potevano essere da meno. Anche loro sono vittime di un evento che si ripete clicicamente. Infatti, ogni volta in cui hanno a disposizione tempo e vile denaro, il loro istinto animalesco le porta a riunirsi. La finalità dell’incontro tra le diverse Scimmie tutt’ora è ignorato dalle autorità scientifiche. E’ risaputo però che la WWF abbia avviato la missione dal codice segreto STdM (Studio Teste di Minchia) e abbia inviato un orso bianco in quel di Carrer de Lancaster 10 per documentare l’evento.

L’orso bianco è un animale docile e simpatico. Alla seconda birra già ci raccontava delle sue esperienze sessuali e di quando si cibava di piccoli eschimesi. Il suo nome è Goffredo.

Goffredo era stanco.

Anni di golia bianca.

Anni di fottersi Licia Colò nei camerini.

Basta per dio, basta. Basta bear-fucking, basta perfetti van melle dei mei coglioni. Ora basta.

E’ ora di fare qualcosa di impegnato per la mia specie, porcodio. Le foche del cazzo stanno finendo perché greenpeace ha comprato un appartamento sulla 5th avenue per ciascuna a manhattam. Noi abbiamo FAME.

Non so se sapete cosa significhi la fame per un orso bianco nel mezzo del fottuto giaccio un giorno di dicembre mentre non ti puoi più neanche sgranocchiare un cucciolo di foca, ma non è divertente.

Certo, magari a voi che vivete a 10° celsius in piu’ la sotto sembra un cazzo, ma moglie, orsetto e figli come pensate che si mantengano? Si fa quel che si può. E quando non ci son foche si prende qualsiasi cosa.

Pezzi dimmerda. Provate ad essere un orso invece di ridervela e divertirvi. PROVATE.

La scelta e’ tra bombarsi Licia Colò o uccidere bracconieri canadesi per mangiarli insieme alle foche.

QUEST’ORSO HA BISOGNO DI AFFETTO. E’ orribile non poter documentare l’immenso potere che si prova quando si abbraccia un orso bianco ubriaco.

A voi che siete il nostro Target.